Polymarket, la bisca digitale
Sempre più numerosi i casi di insider trading di chi scommette su atti di guerra. Tra i primi investitori nella piattaforma, Donald Trump Jr. e Peter Thiel.
di Luca Ciarrocca
Polymarket è la società più controversa dell’anno. Somiglia a un casinò, solo che ci sono wallet al posto delle fiches e una blockchain al posto del croupier. Qualcuno punta denaro su un evento che pochi insider sanno potrebbe accadere e aspetta che la storia gli venga incontro. La storia, a volte, arriva con una puntualità sospetta.
Il 3 marzo 2026 Polymarket pubblica le quote aggiornate di una scommessa aperta da mesi: probabilità del 22 per cento che una bomba nucleare venga detonata entro la fine dell’anno. Il mercato si chiama «Nuclear weapon detonation by…?». Oltre 800mila dollari già scommessi. Il giornalista David Sirota lo segnala sui social.
In poche ore esplode la protesta e Polymarket archivia tutti i contratti, li cancella come non fossero mai esistiti. Quattro giorni prima, Netanyahu e Trump avevano lanciato i primi attacchi coordinati contro l’Iran. La guerra era appena cominciata. E qualcuno ci aveva già lucrato.
Un altro caso porta il nome di Gannon Ken Van Dyke, master sergeant delle forze speciali Usa a Fort Bragg. Van Dyke aveva partecipato alla pianificazione della missione per catturare Nicolás Maduro a Caracas.
Nei giorni precedenti il blitz, in possesso di informazioni classificate, aprì un account su Polymarket con lo pseudonimo “Burdensome-Mix” e comprò 33mila dollari sulla domanda: cadrà Maduro? Sì/No. Quando la Delta Force catturò il leader venezuelano all’alba del 3 gennaio 2026, le quote Sì del sergente diventarono oro digitale: 409.881 dollari di profitto, oltre undici volte la posta. Il fascicolo aperto dal dipartimento della Giustizia Usa elenca tredici operazioni, l’uso di una Vpn, trasferimenti in criptovalute, tentativi di cancellare l’account tre giorni dopo il raid. Il caso è nelle mani dei procuratori federali di New York.
Ma i casi di bisca digitale truccata da informazioni insider si moltiplicano. In Israele, un riservista dell’Aeronautica e un civile sono stati già incriminati per aver usato informazioni militari classificate per scommettere, con Polymarket, sull’esito degli attacchi contro l’Iran del giugno 2025 (la guerra dei 12 giorni).
L’indagine, condotta congiuntamente dallo Shin Bet, dalla polizia israeliana e dal dipartimento per la Sicurezza della difesa, ha portato all’arresto di diversi sospettati. In dettaglio, il militare dell’Aeronautica, che operava sotto lo pseudonimo “ricosuave666”, aveva piazzato scommesse azzeccate con un’accuratezza più che sospetta, guadagnando circa 150mila dollari. Durante l’interrogatorio ha dichiarato: «L’intero squadrone è su Polymarket. Tutta l’aeronautica scommette».
Un altro caso inquietante riguarda Emanuel Fabian, corrispondente militare del Times of Israel. Il 10 marzo 2026 Fabian pubblica sul sito un aggiornamento all’apparenza irrilevante: un missile iraniano è caduto vicino a Beit Shemesh, fuori Gerusalemme, senza feriti.
Su Polymarket era aperta una scommessa da 14 milioni di dollari: «L’Iran colpisce Israele oggi?» Le regole escludevano i missili intercettati, contava solo un ordigno integro caduto sul suolo israeliano. Fabian aveva scritto esattamente quello. Se avesse cambiato una parola, gli speculatori che avevano scommesso No avrebbero incassato 23 milioni.
Da lì partì l’assedio: email in ebraico, messaggi WhatsApp, telefonate da chi si spacciava per avvocato, minacce con riferimenti al quartiere dove viveva, e alla famiglia. «Hai 90 minuti per correggere la bugia. Se non lo fai, scoprirai nemici disposti a pagare qualsiasi cifra per rovinarti la vita». Fabian non cambiò una riga. Denunciò alla polizia, che aprì un’indagine formale. I mandanti delle minacce restano ignoti.
Quotare il futuro
Polymarket è quindi la più seducente delle nuove promesse nate sull’evoluzione del mercato finanziario. A ogni clic, il futuro riceve una quotazione, e questo accade in verità da decenni con strumenti come i futures (su valute, petrolio, materie prime).
Ma ormai con il duo Trump-Netanyahu al comando, la guerra è diventata uno dei principali asset e le informazioni top secret diventano un enorme vantaggio speculativo per pochi. Se non vengono posti divieti, il comportamento verrà normalizzato.
L’America aveva già flirtato con questi scenari. Nel 2003 la Darpa – l’agenzia del Pentagono che aveva inventato internet – varò il Policy Analysis Market, un sistema predittivo su eventi geopolitici. La stampa lo ribattezzò «futures sul terrorismo» e Washington lo chiuse in fretta. L’idea sopravvisse nei circoli libertari, nei laboratori cypherpunk, tra i teorici della futarchia: governare il mondo guardando i prezzi sui mercati, affidare alle puntate la funzione degli oracoli.
Oggi l’oracolo ha investitori, consulenti e avvocati al seguito. Donald Trump Jr. ha investito decine di milioni in Polymarket tramite la sua società “1789 Capital” ed è consulente retribuito di Kalshi, il principale concorrente americano della piattaforma. Founders Fund del potente Peter Thiel — che ha in portafoglio Palantir, SpaceX e OpenAI — nel 2024 ha guidato il primo grande round istituzionale in Polymarket da 45 milioni di dollari.
E Intercontinental Exchange, casa madre del New York Stock Exchange, ha annunciato una partecipazione fino a due miliardi. Palantir fornisce il software per sorvegliare anomalie e manipolazioni su questo mercato. Cioè: la stessa azienda che vende sistemi di sorveglianza ai governi di mezzo mondo è incaricata di tenere d’occhio chi scommette sulle guerre che quei governi decidono.
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Questo mio articolo è stato originariamente pubblicato da Domani, con il titolo “Indagini, minacce e trading. Polymarket è un buco nero”
Chi sono
Utopie & Distopie raggiunge su Substack oltre 12.000 abbonati, in maggioranza professionisti dei settori media, università, comunicazione, diplomazia, difesa, politica, finanza, editoria. Sono giornalista, in tutti i miei libri analizzo da anni gli intrecci tra politica internazionale, finanza e potere globale. A New York ho fondato e gestito parecchi anni fa Wall Street Italia, all’epoca uno dei primi start-up italiani del comparto media, 40 dipendenti, che ho venduto nel 2014.
Il mio ultimo libro L’anima nera della Silicon Valley. La vera storia di Peter Thiel (FuoriScena) è già alla terza ristampa.
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Aiuto! Realtà sempre più grottesca, caro Luca. Grazie del prezioso lavoro di giornalismo divulgativo che fai. Ma ti chiedo: potresti scoprire e raccontare una bella storia del bene che vince sul male, please?